Sunday 8 December 2019
Parco Naviglio


Quale destino per il Fiume Ticino? Ne parliamo con Stefano Marconi

Stefano Marconi è un'attivista del verde, un militante della biosfera, uno che difende i valori di una natura in condizione precaria. Stefano nel tempo libero è il Presidente del Comitato per la Salvaguardia del Ticino – gruppo pesca - mentre nella vita di tutti i giorni è un consulente in materia ittica e ambientale. Appassionato di pesca, da anni lotta per la tutela di un territorio minacciato dall'incedere delle costruzioni e dell'inquinamento.

Ciao Stefano, a due anni dal tuo insediamento da Presidente, traccia un bilancio dell'attività dell'Associazione.
"L'associazione, fin dalla sua nascita, è rimasta attiva su più fronti, curando sia la parte legata all'attività di pesca sia prestando attenzione alle problematiche e alle tematiche ambientali, in termini di salvaguardia dell'ecosistema fluviale. A tal proposito ricordo il progetto attivo con il settore faunistico del Parco del Ticino per il sostentamento alla popolazione autoctona di trota marmorata. Stiamo inoltre collaborando come riserva Somin, grazie all'aiuto di due universitari, Carloalberto Bagattini e Maurizio Odicino, al censimento delle colonie stanziali di cormorano, uccello che si nutre di pesce, il cui impatto è rilevante sull'ecosistema acquatico e sulla fauna ittica. Questa specie è stata decretata nociva dalla Commissione Europea tanto che in alcuni stati sono già iniziati interventi di contenimento. Rimaniamo attivi e vigili nei confronti dell'ambiente, dei pescatori e dal punto di vista didattico, cercando di creare i presupposti per una miglior conoscenza e un maggior rispetto attraverso interventi "spot" nelle scuole che sensibilizzino e informino le nuove generazioniSi può sempre migliorare e quindi continueremo nell'attività intrapresa fino ad oggi, ma ci servono forze nuove, per questo chi vuole collaborare è ben accetto. Per quanto fatto finora mi sento in dovere di ringraziare tutti i volontari del comitato."

Il Ticino è minacciato su più fronti: dall'inquinamento idrico al disboscamento per ragioni infrastrutturali. Come vedi il futuro del tuo Fiume e dei boschi che lo circondano?
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Sicuramente la situazione non è delle più rosee, ma per quanto riguarda l'inquinamento delle acque sono in programma alcune opere di potenziamento di depuratori ed anche le "famose" vasche di laminazione del C.S.N.O (Canale Scolmatore di Nord Ovest). Certo poi che "tra il dire e il fare" ne passa, ma speriamo che questi interventi si concretizzino in breve tempo. I boschi risentono indubbiamente della presenza dell'aeroporto di Malpensa che ha avuto un impatto negativo nei confronti dello stato fisiologico dei boschi lungo il fiume, soprattutto provocando danni alle querce, specie caratteristica della zona. In più si nota l'instaurarsi di specie di origine alloctona, come l'ailanto, che entra in competizione per le risorse con la vegetazione locale, anche se in boschi di climax, per capirci all'ultimo stadio e quindi vecchi, l'insediamento dell'essenza straniera avviene con maggiore difficoltà. Prevedere un futuro è difficile ma credo che tutto dipenda dalla voglia di prestare attenzione all'ambiente e al fiume, soprattutto perché il parco del Ticino è rimasto l'unico vero corridoio ecologico del nord Italia. L'attuazione di misure di mantenimento dei boschi e l'implementazione della depurazione delle acque sarebbero sicuramente dei bonus che andrebbero giocati al più presto."

Cambiando argomento, cosa credi sia meglio per i nostri boschi: lasciarli crescere senza intervenire o programmare una serie di interventi di manutenzione?
"Come già ho detto, molto spesso nei boschi, soprattutto in un territorio antropizzato come il Parco del Ticino, entrano in gioco fattori e stress ambientali molto significativi per la componente vegetale, sia per inquinamento atmosferico sia per introduzione di nuove specie. Per questo motivo, ritengo che gli interventi di manutenzione dei boschi siano necessari alla salute dei nostri boschi e delle nostre essenze arboree. Di certo queste tipologie di azione vanno dapprima commisurate e ragionate per evitare scempi!"

All'interno del Parco del Ticino esistono diverse zone di tutela, tra cui La Fagiana di Pontevecchio. La porzione di territorio che va da Abbiategrasso a Motta Visconti ne è sprovvista. Saresti favorevole alla nascita di una riserva magari nel tratto che lambisce il comune di Morimondo?
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Personalmente credo che l'istituzione di riserve integrali porti all'eccessivo abbandono dell'area. In questo senso, credo sia più utile operare una gestione puntuale e distribuita su tutto l'area, in modo tale che ogni soggetto si prenda cura del proprio tratto tenendo ben presente però la continuità fluviale ed il rispetto per l'ambiente. Credo che se ognuno nel suo piccolo facesse qualcosa per il proprio fiume, non solo si metterebbero più forze in campo, creando maggior massa critica ed aumentando il senso di appartenenza al territorio, ma il raggiungimento di certi obiettivi ambientali sarebbe più veloce. Forse servirebbero meno parole e più azioni concrete! La costituzione di aree di tutela nel comune di Morimondo potrebbe comunque avere risvolti turistici molto positivi, anche in vista dell'imminente Expo."

Sei molto impegnato nelle attività di tutela, ma sei anche un appassionato pescatore. Spiegaci perché i pescatori non dovrebbero essere considerati degli usurpatori del territorio, ma persone che lo amano e lo difendono.
"Ad oggi, la figura del pescatore, non è più quella di una volta. Se la stessa domanda mi fosse stata rivolta molti anni fa probabilmente il termine "usurpatori" sarebbe stato quasi idoneo. In questo periodo però in molti si sono adattati al contesto attuale, dove anche i pesci purtroppo, rispetto ad una volta, scarseggiano. Le tecniche di pesca prevedono infatti un approccio più sostenibile che si realizza attraverso la pratica del "catch and release", prendi e rilascia. Questo consente di preservare la strutturazione di popolazione di una determinata specie e la comunità ittica, senza un prelievo degli individui appartenenti alle specie autoctone. Questa filosofia, inizialmente conosciuta nel solo mondo della pesca a mosca, si sta fortunatamente estendendo alle altre discipline come il carpfishing e lo spinningPer questo motivo i pescatori, non diventano più usurpatori del territorio, ma essendo gli unici protagonisti che vivono il fiume in quasi tutte le stagioni diventano delle sentinelle ambientali in grado di avere il polso della situazione del corso d'acqua e rilevando eventuali fenomeni di inquinamento. Non ultimo alcuni pescatori hanno compreso come sia necessario attuare interventi a sostegno delle specie ittiche, per poter permettere anche alle generazioni future di provare e condividere le stesse emozioni che noi oggi viviamo sul fiume."

Grazie Stefano.






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